Ottant’anni dopo l’orrore di quelle foto resta indicibile. Vediamo quotidianamente tragiche immagini di guerra ma quelle di Hiroshima ci perseguitano. Sappiamo che potrebbero ripetersi - e in maniera esponenziale, planetaria. E, dunque, di dover fare il possibile per prevenirlo. Pensiero che non sembra scalfire Vladimir Putin. Il presidente russo ha scelto proprio l’anniversario di Hiroshima per annunciare che la Russia cesserà di rispettare, volontariamente, i limiti previsti dal Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie (Inf) del 1987.

Sul piano pattizio il Trattato era già morto dopo la “sospensione” decisa unilateralmente dagli Stati Uniti nel 2019, in prima amministrazione Trump, e dopo reciproche accuse di violazione. Ma in una sorta di “gentlemen agreement” Russia e Usa continuavano, più o meno, ad adeguarvisi. Da ieri Mosca ci dice che non lo farà più. “Ci” perché pur essendo l’Inf un trattato bilaterale Mosca-Washington, in quanto riguardava armi loro, le conseguenze ricadono esclusivamente sull’Europa: i missili balistici russi a gittata “media”, dai 500 ai 5.500 km arrivano fino a Londra o Lisbona, non certo a New York.

L’ANALISI

Usa-Russia, non c’è deterrenza senza diplomazia: così si torna alla paura nucleare