Nel settembre 1983, il tenente colonnello dell’Aeronautica sovietica Stanislav Petrov evitò l’Olocausto nucleare. Quando gli schermi della sala di controllo delle forze strategiche dell’Urss, a pochi chilometri da Mosca, segnalarono che gli Usa avevano appena lanciato un missile balistico intercontinentale, a Petrov rimasero pochi minuti per decidere se il suo Paese fosse sotto attacco o meno. Ma invece di far partire il protocollo della catena di comando che avrebbe potuto portare a una rappresaglia, Petrov decise di aspettare. Aveva ragione, era solo un falso allarme, qualcosa nel sistema di allerta non aveva funzionato. «Mi sono categoricamente rifiutato di essere colpevole di aver fatto iniziare la Terza Guerra mondiale», avrebbe dichiarato nel bel documentario del 2014, L’uomo che salvò il mondo.
Testate subacquee e tsunami radioattivi. Ora la partita atomica si gioca sotto gli oceani
Le nuove armi, la sfida a sonar e satelliti, i pericoli dell’AI. Washington e Mosca allargano i propri arsenali. Secondo l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace, nel prossimo futuro il rischio di un conflitto nucleare è più alto rispetto al passato










