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Trump sposta due sottomarini nucleari e minaccia Mosca, Putin schiera i suoi missili
Prima o poi doveva succedere. Le bugie dovevano essere smascherate, le minacce dovevano trovare risposte e le assurde pretese dovevano essere smontate. Ci è voluto più tempo del previsto ma finalmente, il castello di carta costruito da Putin e dai suoi sodali sta crollando e l'inevitabile conseguenza, è un inasprisi della situazione con un coinvolgimento più attivo, anche se non diretto, dell'unico attore in grado di fare davvero la differenza: gli Stati Uniti. E così, dopo un periodo di letargo giustificato dalla volontà di «farla finita con le buone», Donald Trump si è svegliato e dopo le minacce più o meno velate, seguite a un periodo di accondiscendenza, ha iniziato a fare sul serio con la mossa, simbolica ma potente, di spostare due sottomarini nucleari vicino alla Russia. E anche lanciando uno stringente ultimatum a Mosca.
«Se la Russia non arriverà a un cessate il fuoco entro l'8 agosto metteremo sanzioni», ha detto Trump. «Ho parlato molto con Putin e penso che abbiamo avuto un ottimo dialogo. Poi torno a casa e vedo che una bomba è stata






