L'Europa vive da 80 anni in una lunga fase di pace assicurata dalla presenza attiva degli Stati Uniti e dalla deterrenza nucleare. Questo equilibrio si è rotto quando la Russia ha letto il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan (disastroso nei modi e nei tempi, “La débacle di Biden”, titolo di copertina dell’Economist, 21 agosto 2021) come un segno di debolezza. I fatti sono squadernati, da quel momento la Cina si è fatta sempre più minacciosa nel quadrante del Pacifico e ai confini occidentali con Pakistan, Afghanistan e India; mentre la Russia ha preparato l’invasione dell’Ucraina ammassando truppe al confine fino all’ordine di Vladimir Putin del 14 febbraio del 2022. E l’Iran ha lanciato la sua grande offensiva contro Israele prima con Hamas e Hezbollah e poi - per la prima volta nella storia - con un attacco missilistico che ha provato l’efficacia dello scudo aereo di Israele e esposto al mondo la vulnerabilità dei cieli di Teheran.

Quella che segue è una breve indagine sulle due guerre, il loro intreccio, l’esito ancora aperto.

Ucraina. La guerra di logoramento di Putin.

L'Ucraina si è difesa con un vigore e un'efficacia che all’inizio del conflitto ha sorpreso Mosca, ma senza mai riuscire a respingere la Russia che, a sua volta, avendo fallito la campagna di movimento rapido della fanteria, ha optato per una sanguinosa guerra di logoramento. Un report pubblicato nel giugno scorso dal Centro di Studi Strategici di Washington racconta le difficoltà dell’esercito di Putin: «Le forze russe sono avanzate in media solo 50 metri al giorno in aree come Kharkiv, un ritmo più lento rispetto all’offensiva della Somme durante la Prima guerra mondiale, dove le forze francesi e britanniche avanzarono in media 80 metri al giorno. Il ritmo di avanzata russo è stato anche significativamente più lento rispetto a quello registrato durante offensive come quella della Galizia nel 1914 (1.580 metri al giorno), Gorizia nel 1916 (500 metri), Belleau Wood nel 1918 (410 metri), Leningrado nel 1943 (1.000 metri) e Kursk-Oboyan nel 1943 (3.220 metri). Anche il ritmo di avanzata della Russia in alcune parti dell’oblast di Donetsk, con una media di 135 metri al giorno, è stato notevolmente lento». Il numero di perdite sul campo è impressionante: «Complessivamente, in Ucraina sono morti fino a 250mila soldati russi, con oltre 950mila vittime russe totali, segno del palese disprezzo di Putin per i suoi soldati. Per contestualizzare questi numeri dal punto di vista storico, la Russia ha subìto circa cinque volte più vittime in Ucraina che in tutte le guerre russe e sovietiche messe insieme tra la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. Inoltre, le vittime russe in Ucraina (in poco più di tre anni) sono 15 volte superiori a quelle della guerra decennale dell’Unione Sovietica in Afghanistan e 10 volte superiori a quelle dei 13 anni di guerra della Russia in Cecenia». Lo stesso report del Csis stima che «anche il tasso di mortalità ucraino è elevato, con un numero di soldati ucraini uccisi compreso tra 60mila e 100mila, per un totale di 400mila vittime (tra morti e feriti)». Putin in questa guerra ha un alleato più debole, l’Iran - costruttore dei droni che seminano morte in Ucraina e messo al tappeto da Israele e dagli Stati Uniti- ma conta sulla pazienza imperiale della Cina, per ora. Può continuare la guerra, ma il prezzo si sta facendo altissimo perfino per Mosca, che ha una tradizione storica nel mandare al massacro i propri soldati.