Incarnare l’Ultima Generazione sulla faccia della Terra comporterà pure effetti collaterali positivo. Ad esempio, se appartieni all’omonimo gruppo ultra-gretino convinto seriamente di rappresentare lo zenit dell’umanità, puoi permetterti quel che a un imbrattatore qualsiasi (magari reazionario e sicuramente inquinatore) difficilmente viene perdonato: infierire su monumenti non proprio secondari per la storia e l’identità italiane senza pagare, in nessun senso. $ di questi giorni un uno-due della magistratura giudicante che è difficile non vedere come un lasciapassare alle gesta degli ecotalebani, i quali fedeli alla lezione degli originali coranici se la sono presa con alcune espressioni dell’arte corrotta e infedele. Primo tempo, l’altro ieri: assolti i tre attivisti che nell’aprile 2023 avevano versato liquido nero a base di carbone vegetale nella Fontana della Barcaccia di piazza di Spagna, deturpando l’opera di Pietro e Gian Lorenzo Bernini, due residuati dell’umanità fossile. Motivazione: tenuità del fatto.

Corollario: il Comune (cioè i contribuenti romani) pagarono 4mila euro di pulizie, ma sono volgari conti della serva, gli ultimi umani volano più alto, volevano stigmatizzare il collasso climatico, qualunque cosa voglia dire. Secondo tempo, ieri: sempre a Roma, il tribunale monocratico assolve nove militanti di Ultima Generazione per analoga impresa, liquido nero a gogò nella Fontana di Trevi, con tanti saluti alla Dolce Vita di quell’incosciente negazionista di Fellini. Analoga anche la ratio: le accuse di «deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici» decadono perché il fatto non sussiste o perché se ne riconosce la particolare tenuità. L’intervento di ripulitura, a detta del sindaco Gualtieri, obbligò a buttare via 300mila litri d’acqua (la Fontana andò prima svuotata), uno spreco non particolarmente tenue, ma tant’è.