Nella società contemporanea che vive con la liturgia dell’algoritmo, tra sorveglianza, intrattenimento totalizzante e spiritualità svuotata, c’è bisogno di un ribaltamento culturale: come la nascita di una sorta di futurismo 2.0 capace di riattivare immaginazione, mito e volontà, e opporsi ad un “progressismo reazionario” che, dietro il linguaggio dei diritti, perpetua conformismo, moralismo amministrativo e immobilismo delle élite. Questo nuovo immaginario politico dell’Occidente prova a dipingerlo Guerino Nuccio Bovalino ne La gaia incoscienza, (Luiss University Press, pag. 172, euro 12), uno studio che ha il merito di sintetizzare una metamorfosi altrimenti parecchio complessa con un tono insieme filosofico e pop, politologico e comics. Il risultato è la caratterizzazione di una mitologia del potere in cui la Silicon Valley diventa la nuova Gotham City e l’epica politica assume la forma di un fumetto teologico.
Al centro di questa narrazione si staglia Elon Musk, il “Batman digitale”. Come il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, Musk agisce costantemente a cavallo di un crepuscolo morale: eroe o villain a seconda dei punti di vista, salvatore o saboter del sistema che pretende di guidare. Nelle sue mani i razzi, i satelliti e le intelligenze artificiali diventano strumenti di una nuova missione prometeica che spaventa la solita sinistra del “fronte del no” ma entusiasma (finalmente) una fetta numerosa di opinione pubblica che non vedeva l’ora di tornare a sognare. Musk, scrive Bovalino, è «il Cavaliere che l’America merita ma non è pronta ad accettare»: un vigilante del futuro, sospeso fra la redenzione e la follia.







