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Ultimo aggiornamento: 18:33
di Elena Rizzo
Il mondo intero, sull’onda di un feticismo esasperato per le fantasiose invenzioni tecnologiche che spuntano come funghi, si esalta per lo sviluppo incontrollato dell’AI e per l’avvento dei robot. Notizie fantasmagoriche ci giungono ogni giorno, ogni ora, ogni istante sulle prodezze che la tecnologia è in grado di compiere: il robot che può ballare, camminare per 100 km, il robot che pianifica l’habitat umano del futuro, il robot che riesce a consegnare mille pizze all’ora, il robot che nuota a 300km/h, direi che il messaggio è chiaro: il robot, la macchina, è migliore dell’uomo, e tutti dobbiamo rallegrarcene!
È come se qualcuno ci avesse iscritto a una competizione ingiusta e perversa tra chi ha più diritto ad avere spazio nel mondo del futuro. I titoloni sulle riviste di economia preannunciano con un climax inesorabile l’esito della gara: “Le macchine sostituiranno gli esseri umani nei lavori ripetitivi”, “Il braccio meccanico da solo in sala operatoria”, “I 350 lavori che saranno presto sostituiti dai robot”, e ogni notizia si conclude con la stessa frase, quella che ci indica quale reazione avere davanti a questo cambiamento: “Il progresso non si può fermare!”.






