Mentre noi ci rimbambiamo con i meme e i video sempre più realistici creati con l’intelligenza artificiale, a cui tra le altre cose chiediamo pareri legali, diagnosi oncologiche, e istruzioni per smontare l’aspirapolvere, magari subito dopo aver ricevuto in due secondi un dettagliato piano marketing e una prima bozza del romanzo che ci piacerebbe scrivere se solo ne fossimo capaci, a Washington e nella Silicon Valley la questione dell’IA sta sparigliando il dibattito sulla sicurezza del pianeta.

Ad avvertire dei rischi legati alla diffusione dell’intelligenza artificiale sono gli stessi leader dell’industria, i cervelloni che l’Economist questa settimana ha messo in copertina in posa neoclassica perché «esercitano un comando quasi divino sui modelli di intelligenza artificiale che daranno forma al futuro», ovvero la nuova “OligarchIA” di cui scriviamo a lungo sul nuovo numero di Linkiesta magazine in uscita a giorni.

Quando, il 7 aprile scorso, Anthropic ha annunciato la nascita di “Claude Mythos” si è aperto un nuovo mondo, non proprio il più promettente per il futuro dell’umanità, perché Mythos è così potente da essere capace di trovare le vulnerabilità dei sistemi informatici che governano il pianeta e che sembravano inviolabili. Mythos è uno strumento che se finisse nelle mani sbagliate minaccerebbe le infrastrutture critiche, dalle banche agli ospedali, agli aeroporti eccetera.