*Il 22 aprile, allegato a Repubblica, un numero speciale di Italian Tech per mettere ordine tra le previsioni e gli scenari che disegnano il futuro dei nostri impieghi nell'era degli algoritmi.
Manna o gabbia. Leva per la produttività o prigione della creatività. Nessun dibattito sull’intelligenza artificiale finora è riuscito a non polarizzare le opinioni. Se il dibattito poi riguarda IA e lavoro la spaccatura è netta. Entusiasti e preoccupati. Apocalittici e integrati. Un po’ come in tutti i settori. Mentre comincia a intravedersi una terza via possibile, che affonda le radici nel pensiero greco, e pone l’uomo davanti a una responsabilità epocale: decidere la giusta misura tra un’IA usata come rimedio o come veleno per l’umanità stessa.
Il paradosso della produttività
Con l’esplosione dell’IA generativa e la sua applicazione nelle grandi e medie imprese sono stati pubblicati decine di studi che raccontano come lavoratori e manager si stanno rapportando a questa tecnologia. Il più solido – e di gran lunga il più citato – è quello dell’Università della California Berkeley, pubblicato sulla Harvard Business Review a febbraio. Il dato è una fotografia che molti potevano aspettarsi. Ma letto fa tutto un altro effetto.







