L'Intelligenza Artificiale generativa è entrata a far parte della nostra quotidianità professionale e privata con la forza di uno tsunami. Eppure, superato l'entusiasmo iniziale per le potenzialità di questi strumenti, un interrogativo inquietante inizia a farsi largo. Delegare costantemente la memoria, la ricerca e la sintesi delle informazioni alle macchine ci sta progressivamente privando delle nostre facoltà intellettive?

Per comprendere se ci troviamo di fronte a un reale declino cognitivo o al classico scetticismo che accompagna ogni rivoluzione tecnologica, abbiamo intervistato Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, dove dirige LICENT - Laboratorio di studio dell’Interazione Comunicativa e delle Nuove Tecnologie, nonché pioniere della cyberpsicologia. In questa analisi esploreremo il profondo impatto biologico, sociale e psicologico che i moderni algoritmi stanno imprimendo sul nostro cervello.

Andrea Ferrario

Iniziamo dalle basi. Delegare costantemente la memoria, la ricerca e la sintesi delle informazioni all'Intelligenza Artificiale può in qualche modo modificare la struttura del nostro cervello e il modo in cui ragioniamo?