*Il 22 aprile, allegato a Repubblica, un numero speciale di Italian Tech per mettere ordine tra le previsioni e gli scenari che disegnano il futuro dei nostri impieghi nell'era degli algoritmi.
Chi decide quanto dura il lavoro decide quanto dura il non-lavoro. In senso strutturale: senza un confine regolato, la vita entra in uno stato di disponibilità permanente. La settimana di 40 ore nasceva nel 1919 esattamente per questo: per tracciare un confine, non per ottimizzare una produzione. Cento anni dopo, quel confine è di nuovo in discussione.
Le prime sperimentazioni sulla settimana da 32 ore, in Islanda e in Inghilterra, sono state avviate qualche anno fa, quando ChatGpt non esisteva ancora.
I dati dicevano già allora che lavorare meno ore a parità di salario non riduce la produttività, in molti casi la aumenta. Poi sono arrivate le IA di massa, ed è sorta una domanda diventata impossibile da ignorare: se la collaborazione persona-macchina comprime drasticamente i tempi di esecuzione di intere categorie di mansioni, che fine fa quel tempo in più? Finora la risposta implicita del mercato è stata: rimane nell’orbita del lavoro, sotto forma di nuovi obiettivi.
Secondo Gianluca Spolverato, avvocato giuslavorista, il patto






