C’è chi, come i capi di alcune grandi aziende tecnologiche, promette un futuro in cui l’intelligenza artificiale porterà benessere diffuso e contribuirà a risolvere ogni genere di problema, dal curare il cancro al cambiamento del clima. E chi invece vede nell’IA, una volta diventata troppo potente e difficile da controllare, una potenziale minaccia esistenziale per l’umanità. Un’intelligenza sovraumana, secondo questa corrente di pensiero, potrebbe farci male anche non volendo, trascurando gli effetti collaterali sull’umanità delle proprie azioni. Un po’ come a volte noi umani schiacciamo, inavvertitamente delle formiche. Non perché le odiamo; semplicemente, non ci facciamo caso.

Si tratta di una corrente minoritaria, ma in crescita: solo poche settimana fa, un appello della no profit Future of Life Institute (FLI) di San Francisco per mettere la bando la creazione di una “superintelligenza” ha raccolto più di 115mila firme, comprese quelle di celebrità e luminari del settore. “Siamo in questa situazione assurda, in cui in America ci sono più leggi sui sandwich che sull’IA. L’industria è completamente non regolamentata – spiega il presidente e fondatore dell’FLI, Max Tegmark – e questo perché ci sono dietro troppi interessi, troppi soldi.”