Jafar Panahi: vedi alla voce Resistenza.
C'era una grande attesa oggi a Cannes per vedere il regista dissidente iraniano in carne ed ossa alla sua prima apparizione ad un festival internazionale in 15 anni dopo che è stato dal 2009 perseguitato, incarcerato più volte nel micidiale Evin di Teheran, condannato per 20 anni a non poter realizzare film, ritirato il passaporto e molto altro. Il suo Un simple accident, in concorso per la Palma d'oro, ha emozionato ieri il pubblico e lo stesso cineasta, alla premiere mondiale. Questo film, clandestino come i precedenti, è sembrato più sovversivo che mai raccontando la storia di un torturatore che viene riconosciuto, casualmente, da un gruppo di persone che pensano via via se ucciderlo a loro volta, fargliela pagare in qualche modo.
La domanda principale a questo punto era una sola: caduto di recente il divieto di viaggiare fuori del suo Paese e vista la sfida al regime che rappresenta questo film, Jafar Panahi da Cannes cosa farà? "Appena finirò qui tornerò in Iran. Non ci penso per nulla ad espatriare altrove. Tutti gli iraniani ogni giorno compiono gesti sovversivi per il regime, pensiamo alle donne iraniane che camminano nelle strade senza velo. Il mio non è un caso speciale. Non nego il pericolo, ad esempio il co-sceneggiatore Mehdi Mahmoudian di questo film è attualmente in prigione, ma non c'è altro da fare", ha detto tra gli applausi dei giornalisti.














