Dopo anni di interdizioni, vessazioni, minacce, scioperi della fame e film girati in casa, finalmente Jafar Panahi è tornato a presenziare ai suoi film. Indescrivibile la commozione sua e del pubblico – che gli ha tributato 10 minuti di standing ovation – quando è apparso alla Grand Théâtre Lumière al 78° Festival di Cannes per accompagnare il suo nuovo film, A Simple Accident, forte concorrente alla Palma d’oro. “Sono felice di essere qui, dedico il vostro applauso a chi non è qui con me, perché ci sono ancora registe, registi, attrici e attori ancora prigionieri del sistema repressivo iraniano. Prima vedevo solo le mura di casa, oggi questo muro è diventato di persone, e vi sono grato”, ha dichiarato in lacrime il grande regista iraniano.
Girato (ovviamente) clandestinamente, si tratta di uno dei suoi lavori più politici, dal ritmo incalzante, dallo sguardo diretto, e dove l’ex “prigioniero” Panahi trova un doppio alter-ego attraverso cui rispecchiare se stesso e tutto il popolo iraniano da anni lacerato dai soprusi di potere perpetrati dal regime islamico. In A Simple Accident il cineasta iraniano non appare davanti alla macchina da presa come aveva fatto nei suoi ultimi cinque film, ma vi resta dietro, in rigorosa osservazione, tornando a orchestrare il suo cinema raffinato, millimetrico ed essenziale.










