"Ciò che deve arrivare, arriva da Dio prima o poi", questa una delle frasi chiave di 'Un simple accident' del regista iraniano Jafar Panahi che torna al Festival di Cannes con questo film, girato in clandestinità, che mette una bella ipoteca al Palmares di questa 78/ma edizione.
Prima considerazione su questo film: gli Iraniani sono un po' napoletani facendo diventare, con la loro fantasia, un limite un'opportunità.
Non potendo infatti girare liberamente i loro film, causa censura, hanno spesso avuto come unico set un'auto e questo di Panahi non è affatto diverso, anzi è il capolavoro del genere.
In un furgone bianco trovano infatti posto allo stesso tempo: il proprietario-conducente, una coppia di sposi, la loro fotografa, un uomo senza una gamba chiuso in un baule e un altro uomo animato da troppa voglia di vendetta.
In questa dark-comedy, che avrà la distribuzione italiana con Lucky Red, la più dura verso il regime iraniano girata da Panahi, tutto parte dal caso. Il proprietario di un furgone investe un cane e si ferma in un'officina per far riparare il suo mezzi e qui riconosce un feroce aguzzino che aveva incontrato in carcere. Lo cattura per eliminarlo, ma a un certo punto è preso dal dubbio: è davvero lui? Così vai in giro per Teheran alla ricerca dei suoi compagni di sventura, da qui la loro presenza sul furgone. Ora questa sorta di armata Brancaleone animata da vendetta che si aggira per le strade di Teheran non manca a un certo punto di incontrare due buffi poliziotti che, dopo una superficiale ispezione del furgone, chiedono un 'sostegno' in denaro alla polizia e di fronte all'assenza di liquidito tirano fuori il Pos. Comunque un gruppo di vittime alla ricerca di vendetta, ma ancora piene di quella stessa generosità che le ha rese tali.













