«Abbiamo avuto l’impressione di scalare una montagna insieme, ci siamo ascoltati, siamo cresciuti insieme per difendere una verità artistica». Juliette Binoche è una presidente di giuria felice, è evidente che la Palma d’oro a Jafar Panahi porta il suo sigillo profondo. Quindici anni fa, quando vinse come miglior attrice per Copia conforme di Abbas Kiarostami si presentò sul palco con un foglio con la scritta Jafar Panahi, rinchiuso nelle prigioni islamiche da due mesi. Si capisce che si è spesa con tutte le sue forze. «Abbiamo discusso con passione — dice della sua compagnia di giurati tra cui la nostra Alba Rohrwacher —, ci siamo aiutati a trovare la soluzione. La ricerca del verdetto ci ha visti discutere, come se fossimo stati ostetrici impegnati a far uscire il bambino che è ogni premio». Jeremy Strong sintetizza: «Come un conclave con lo champagne. Juliette ha sottolineato come il cinema porti la bellezza del mondo, qui De Niro ha ricordato che i fascisti hanno paura degli artisti. Le nostre scelte riflettono questi principi».
La Palma d’oro a Un simple accident, ha spiegato la presidente, è una scelta prima di tutto artistica per film che «è insieme umano e politico. Arriva da un paese molto complesso. Si respira un sentimento di resistenza, uno spirito di sopravvivenza che oggi è assolutamente necessario. Viviamo in un mondo governato dalla violenza e dalla sete di vendetta e questo film, per chiunque abbia fatto esperienza della violenza, mostra la possibilità e la forza dell’ascolto, della parola. Porta dentro di sé una forma un po’ folle di speranza. Bisogna cambiare i paradigmi, dire che c’è un altro modo di vivere, confrontarci. Se no, smettiamo di considerarci esseri umani».










