Ci sono figure illuminate del nostro tempo, che non si sono limitate a guidare il cambiamento, ma sono state capaci di imprimere i valori intrinseci custoditi in un ideale, in un messaggio capace di sollevare le coscienze collettive, di unire popoli e culture, rispettandone differenze e unicità. Uomini e donne capaci di plasmare orientamenti culturali e morali. Eroi visionari. Carlo Petrini apparteneva a questa ristretta cerchia di persone. Uomo di Langa, cittadino del mondo, ha saputo dare voce, prima che a sé stesso, alle persone che ha incontrato nel suo cammino. Ha saputo trasformare quegli ideali, in messaggi universali. Petrini è stato innanzitutto una bussola etica per le comunità globali: con il suo attivismo critico, ci ha ricordato che lo sviluppo è autentico solo se radicato nella dignità dell’individuo, del lavoro, del rispetto per la terra, per le tradizioni, oltre che per la cura e il rispetto delle relazioni umane. In tempi che spesso perdono il senso del limite, e confondono eccesso con progresso, le sue parole hanno sempre manifestato un invito a costruire un futuro più etico, più giusto. La memoria, non come omaggio al passato, ma messaggio al servizio della persona, al servizio del domani. È stato capace di favorire dialoghi tra produttori locali, imprese di tutte le dimensioni e comunità di ogni latitudine, tessendo relazioni che hanno reso evidente il nesso fra la tutela delle tradizioni, la biodiversità e la responsabilità individuale e collettiva e lo sviluppo economico e sociale. Ha mostrato che la salvaguardia del patrimonio culturale, agricolo, identitario dei popoli è prima di tutto una forma di rispetto e di solidarietà globale. Il suo impegno, instancabile, ha contribuito a far apprezzare nel mondo non soltanto l’eccellenza di un prodotto, ma il valore che ad esso sottende, custodisce: umiltà del lavoro quotidiano, dedizione, passione, rispetto della terra, fiducia e fedeltà a una comunità di appartenenza. Questi non sono ricordi da custodire nella nostalgia, ma strumenti vivi per plasmare scelte responsabili e politiche sostenibili del prossimo futuro. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Al contempo, consegna un lascito civile e morale di idee e progetti, una visione che chiede di essere tradotta in azione: obiettivi concreti, educativi, sociali, che hanno reso e renderanno i principi cardine di Terra Madre indelebili al passare del tempo. Alla sorella Chiara, e alla comunità di Slow Food tutta, e a tutti coloro che hanno camminato al suo fianco, rivolgo la nostra vicinanza più sentita. Presidente Gruppo Ferrero

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Ci lascia a 76 anni il fondatore di Slow Food, l'uomo che ha trasformato il cibo in un atto politico, etico e culturale. Con lui scompare un pensatore che avev…

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