Nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026, nella sua casa di Bra, è morto Carlo Petrini. Aveva 76 anni. L’annuncio, diffuso dalla rete Slow Food, ricorda «la sua grande capacità di visione» e quell’idea ostinata di bene comune che ha attraversato tutta la sua vita pubblica. Da quella visione sono nati Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, esperienze che hanno cambiato il modo di raccontare e pensare il cibo nel mondo.

Petrini amava ripetere una frase diventata quasi un manifesto personale: «Chi semina utopia raccoglie realtà». Una sintesi perfetta di un uomo che ha trasformato intuizioni considerate marginali in movimenti internazionali. Quando nel 1986 nacque Slow Food, in risposta simbolica all’apertura di McDonald’s in Piazza di Spagna, parlare di biodiversità, tutela dei produttori artigianali e diritto al piacere sembrava una battaglia minoritaria, sicuramente visionaria e a tratti anche inutile. Oggi quei temi sono entrati nel lessico globale dell’alimentazione.

La sua forza non era soltanto teorica. Petrini aveva una capacità rara di costruire reti, relazioni, comunità. Sapeva tenere insieme contadini e intellettuali, cuochi e attivisti, università e campagne. Attorno a lui si è formata una generazione di professionisti del vino, del cibo e della comunicazione che ne ha assorbito metodo e visione. Ha immaginato e costruito generazioni di gastronomi, che stanno a tutti gli effetti plasmando le attività enogastronomiche italiane e internazionali.