TORINO. «Un secolo e mezzo fa queste terre soffrivano la miseria, la malora. Oggi sono un’eccellenza mondiale». Basta una manciata di parole per capire Carlo Petrini. Per provarci. Per l’uomo che ha fondato Slow Food le radici sono state fondamentali. Nato a Bra, nel cuore del Piemonte e a due passi dalle Langhe, ha imposto una filosofia insegnando al mondo che dalla terra, con dedizione e amore, si può costruire qualcosa di straordinario. Il resto — il cibo, la politica, Dio, i re, i papi — viene dopo. Ma viene da lì.

1. Il cibo e la giustizia sociale «Questa società dispone di troppo cibo ed è afflitta da troppa malnutrizione. Lo spreco alimentare è inaccettabile: il 33% degli alimenti prodotti viene buttato via. Siamo schiavi di un modello che non funziona». 2. Il paradosso alimentare «Viviamo un paradosso: cibo di scarsa qualità consumato dalla gente povera ma realizzato da produttori ricchi. E cibo di alta qualità per gente ricca realizzato da produttori che guadagnano poco». 3. La carne coltivata «Per l’uso alimentare oppongo il mio No assoluto. Parliamo di prodotti iper-processati di cui non si sa quasi nulla, in mano a poche multinazionali».

GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONECelebriamo il cibo, cura anche l’anima