Intellettuale, attivista e narratore della terra, Carlo Petrini lascia un’eredità che attraversa agricoltura, gastronomia e sostenibilità. La sua battaglia contro l’omologazione alimentare ha dato voce a produttori, contadini e artigiani di tutto il mondoIntellettuale, attivista e narratore della terra, Carlo Petrini lascia un’eredità che attraversa agricoltura, gastronomia e sostenibilità. La sua battaglia contro l’omologazione alimentare ha dato voce a produttori, contadini e artigiani di tutto il mondo"Il cibo è il principale fattore di definizione dell'identità umana, poiché ciò che mangiamo è sempre un prodotto culturale". Carlo Petrini lo diceva con la cadenza piemontese impastata di nebbia e nocciole, di Barolo e terra argillosa. Lo diceva come chi enuncia una verità antica. Per lui era memoria. Era il modo in cui sua madre aveva cucinato, e chiunque avesse tenuto in mano una zappa su quella striscia di Piemonte dove il suo mondo aveva cominciato. Carlin se n'è andato nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026, nella sua casa di Bra. Aveva settantasei anni. È morto dove era nato, in quella terra di cui aveva fatto la propria cosmogonia. Perché uno che ha passato la vita a dire che le radici contano non poteva che tornarci. Come il grano.Era figlio di un ferroviere comunista e di un'ortolana cattolica - e già in questa coppia c'era il germe di tutto. Studia Sociologia a Trento, fa politica vera, viene eletto consigliere comunale. Poi capisce che la gastronomia non è una fuga dalla politica ma una sua forma più incarnata. Dal 1977 scrive di enogastronomia e contribuisce a fondare il Gambero Rosso, supplemento del Manifesto. Un paradosso fertile: la sinistra extraparlamentare che apre una rubrica sul vino. Ma Petrini vedeva già quello che gli altri non vedevano: dietro un bicchiere di Barolo c'era una storia di lavoro contadino, di saperi da difendere. Il cibo era politica, anche quando sembrava piacere.Slow Food nasce nel 1986, e tre anni dopo il suo Manifesto viene firmato a Parigi da oltre venti delegazioni mondiali. In un'epoca che omologava tutto, Petrini propose l'eresia della lentezza come forma di resistenza. Da quella convinzione nacque Terra Madre: una rete che riunisce produttori e artigiani da centosessanta paesi, una globalizzazione al contrario che restituisce voce a chi rifiuta l'omologazione. Nacque l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima al mondo nel suo genere. Nacque il dialogo con Papa Francesco e il libro Terrafutura: la cura del pianeta come questione insieme etica e politica. Il Guardian lo inserì tra le cinquanta persone che avrebbero potuto salvare il mondo. Le Nazioni Unite gli assegnarono il premio Champion of the Earth.Chi semina utopia, raccoglie realtà, amava ripetere. Non era ingenuo: era testardo. Sapeva sognare e sapeva costruire, con un'empatia che chi lo ha conosciuto ricorda come qualcosa di fisicamente percepibile. Amava i giovani, li cercava, si fidava di loro. Parlava di intelligenza affettiva e di austera anarchia: rigorosi e liberi insieme, seri senza mai diventare solenni. Resta la domanda che lui non ha mai smesso di fare. Cosa mangi? Come atto di coscienza - chi l'ha coltivato, a quale storia appartieni. Petrini credeva che in quella domanda ci fosse tutta la politica necessaria. Tutta l'etica. Tutto l'amore. LEGGI ANCHE di L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp