Il viaggio a Sarajevo e Mostar nel 1995, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, per denunciare, da neonominata commissaria europea, l’impotenza dell’Unione europea davanti a una crisi che durava da tre anni. Quello in Afghanistan, nel 1997, per denunciare il regime dei talebani e che le costò un arresto da parte della “milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtù”. L’impegno a favore della nascita della Corte penale internazionale e quello per il diritto al fine vita, le battaglie per i diritti delle donne, dei carcerati e dei migranti. E, ovviamente, quella per l’aborto. Nei suoi cinquant’anni (abbondanti) di impegno politico, Emma Bonino è stata, assieme a Marco Pannella, il più importante volto del mondo radicale italiano. Esponente di una “minoranza rumorosa” - “Durante tutta la mia carriera politica mi sono sentita ripetere a più riprese: ‘Emma, tu sei una figura molto amata in questo paese, un giorno o l'altro ti faranno un monumento!’. Avrei preferito essere amata di meno e votata di più”, ha detto in un’intervista a Repubblica nel 2015 - Bonino è stata deputata, senatrice e ministra, europarlamentare e commissaria europea, delegata italiana all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, ma soprattutto una voce che ha sempre richiamato la politica e le istituzioni (e i cittadini) all’assunzione di responsabilità come prerequisito della vita pubblica in una democrazia liberale.