Quella di Emma Bonino è stata una vita al fianco dei diritti civili. Scioperi, della fame e della sete, mai volta alla rinuncia. Persino davanti alla malattia, fino all’ultimo. La disobbedienza come metodo, le battaglie come strumento. Le lotte, tante: per l’aborto, per il divorzio, il nucleare, l’antiproibizionismo, il fine vita, contro la pena di morte, la guerra alle mutilazioni genitali femminili. Senza mai fare un passo indietro.Era nata a Bra, nel Cuneese, il 9 marzo 1948, e si era laureata in lingue alla Bocconi. Ma la sua vera scuola fu un'altra: nel 1975 fonda il CISA, il Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, e poi si consegna da sola ai carabinieri per aver aiutato migliaia di donne a interrompere una gravidanza in un Paese che glielo vietava. Ha ventisette anni e finisce in manette. L'anno dopo entra alla Camera con il Partito Radicale, accanto a Marco Pannella, e da lì non se ne andrà più: dopo il disastro di Seveso si batte perché alle donne esposte alla diossina sia concesso di abortire, poi vengono i referendum, il nucleare, l'antiproibizionismo. Il carcere diventa quasi una consuetudine politico-professionale: arrestata ed espulsa dalla Polonia per aver manifestato con Solidarność, fermata a New York nel 1990 mentre distribuiva siringhe sterili contro la legge americana.Poi l'Europa e il mondo. Commissaria europea dal 1994 al 1999 con la delega agli aiuti umanitari, è tra le prime voci a gridare quello che accadeva a Srebrenica e poi in Kosovo. Nel settembre 1997, in visita a un ospedale femminile di Kabul, viene sequestrata dai talebani per aver fotografato delle donne: la rilasciano dopo qualche ora, e lei ne ricava la campagna "Un fiore per le donne di Kabul". Sono gli anni dello Statuto di Roma e della Corte penale internazionale, della moratoria Onu sulla pena di morte, di "Stop FGM". Le istituzioni arrivano tardi ma arrivano tutte: ministra del Commercio internazionale con Prodi, vicepresidente del Senato, ministra degli Esteri con Letta nel 2013, fondatrice di +Europa nel 2017. Nel 2015 annuncia in diretta radiofonica di avere un tumore al polmone; nel 2023 dice di esserne guarita. Anche la malattia, l'aveva raccontata come raccontava tutto: senza chiedere sconti, e soprattutto senza chiedere pietà.Il suo volto, su L’Espresso, torna ciclicamente: sulle nostre copertine, nelle interviste, nel dibattito su una nuova Europa. Nel 2016 viene indicata come “persona dell’anno”: "Emma la combattente". Il 23 ottobre 2017, sulle pagine de L'Espresso Susanna Turco le chiese di fare un bilancio della legge 194. "Al centro c'è la scelta, non l'aborto", rispose Bonino. La legge, sosteneva, continuava a essere "boicottata dall'obiezione di coscienza" e frenata dalle difficoltà nell'accesso alla Ru486. "Ho sempre pensato che ciò che andava e va difeso è il diritto alla libera scelta della maternità. Che non è, automaticamente, il diritto ad abortire". Il titolo dell'intervista riprendeva una delle sue frasi: "Partorirai con dolore, abortirai con tortura? È ora del tagliando alla 194". Bonino non chiedeva di cancellare la legge del 1978, ma di aggiornarne l'applicazione. "Io non discuto le coscienze di nessuno, ho già problemi con la mia", diceva a proposito dei medici obiettori. "Però pretendo che le istituzioni facciano rispettare la legge".Il 21 settembre 2022 la sua ultima intervista per L’Espresso con Federica Bianchi. Bonino parla del governo Draghi, della guerra in Ucraina, del Pnrr, ma soprattutto dell'Europa. Anche a 74 anni il punto d'arrivo rimane quello che aveva inseguito per decenni: gli Stati Uniti d'Europa. Bisogna superare i veti nazionali, sostiene, dare più poteri al Parlamento europeo e costruire una politica estera e una difesa comuni. Davanti alle difficoltà del progetto non cambia conclusione: "Non è un motivo per smettere di lottare per gli Stati Uniti d'Europa".
Una vita al fianco dei diritti: Emma Bonino, la storica leader radicale che fece della disobbedienza un metodo
Le lotte, tante: per l’aborto, per il divorzio, il nucleare, l’antiproibizionismo, il fine vita, contro la pena di morte











