Ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti civili, alla parità di genere e alla giustizia sociale. Le sue battaglie, dalla legalizzazione dell’aborto alla lotta per i diritti umani, hanno segnato un'epoca

Se n’è andata una delle ultime vere “madri della Repubblica”, anche se madre biologica non lo è mai diventata per scelta. Con la scomparsa di Emma Bonino, avvenuta l’11 settembre, l’Italia perde una donna che ha insegnato il significato profondo della disobbedienza civile: non un atto di anarchia, ma il rispetto supremo delle regole fino al punto di violarle, pagando di persona, pur di cambiarle se ingiuste. Radicale, europeista, e gandhiana nei metodi e d’acciaio nella volontà, la Bonino ha segnato mezzo secolo di storia con una convinzione incrollabile

Le battaglie di Emma Bonino: il diritto all’aborto

La sua prima, grande rivoluzione inizia nel 1975 ed è fisica, dolorosa, necessaria. A 27 anni fonda il CISA (Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto). In un’Italia dove l’aborto è un reato oscuro, lei pratica interruzioni di gravidanza alla luce del sole usando pompe di bicicletta modificate (metodo Karman). Si autodenuncia e finisce in carcere per tre settimane, non per sfida fine a se stessa, ma per costringere la politica a guardare l’orrore degli aborti clandestini. Quell’ostinazione porterà alla vittoria del referendum del 1981 e alla salvezza della Legge 194, pilastro dell’autodeterminazione femminile.