Il tratto principale della personalità di Emma Bonino è l’onestà intellettuale. Si possono citare il caso della campagna, di cui fu accesa sostenitrice, di accuse di corruzione nei confronti del presidente della Repubblica Giovanni Leone, e la sua sincera e pubblica manifestazione di scuse quando fu chiarita l’innocenza dell’ormai ex presidente. Iniziò la sua attività politica con la battaglia per la legalizzazione dell’aborto, e lo fece autoaccusandosi del reato di procurato aborto. Su questo tema, che è stato centrale nelle sue battaglie, Bonino ha sostenuto posizioni estreme, che non si limitavano a chiedere la depenalizzazione dell’aborto, ma affermavano che fosse un diritto fondamentale, senza comprensione per le ragioni di chi difende la vita sin dal concepimento. Oltre alle battaglie per i diritti civili, o presunti tali, in Italia, che condusse alla guida del partito radicale insieme a Marco Pannella, promosse campagne per i diritti civili nell’Europa dell’Est, già all’inizio degli anni Ottanta, impegnandosi per l’istituzione di una Corte penale internazionale, che, anche sotto quella spinta, venne poi istituita. Andò a Varsavia per protestare contro la dittatura del generale Jaruzelski e fu arrestata ed espulsa, e a New York, per contestare una legge che proibiva la vendita di siringhe senza ricetta, si fece arrestare mentre distribuiva siringhe. Si è incontrata con il Dalai Lama per sostenere, in polemica con il governo cinese, i diritti del popolo del Tibet. Sempre in campo internazionale si è battuta per la lotta contro la fame, con iniziative di ampio rilievo, apprezzate anche da papa Giovanni Paolo II, che si incontrò con lei in Vaticano. Anche questo è un segnale dello spirito con cui Bonino affrontava le singole battaglie, cercando intese e confronti positivi con chi condivideva l’obiettivo specifico, anche se aveva una visione generale diversa e distante dalla sua.La sua battaglia contro la pena di morte, condivisa da tutte le forze politiche, la porta a rappresentare l’Italia alle Nazioni unite nella sessione dedicata alla “moratoria sulla pena di morte”. Nel 1994 viene eletta nella circoscrizione di Padova con il centrodestra, mentre alle elezioni europee dello stesso anno viene eletta nella lista Pannella, ma poi rinuncia al seggio europeo restando nel Parlamento italiano. Viene nominata nel 1995 dal governo Berlusconi commissaria europea e subito va a Sarajevo e Mostar, per denunciare l’impotenza dell’Europa e dell’Onu di fronte ai genocidi etnici in Bosnia-Erzegovina. Ha sostenuto anche l’intervento in Kosovo, anche in polemica con i suoi amici pacifisti. Nello stesso spirito va in Ruanda e in Somalia, in Sudan, nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan. Nel 2001 si trasferisce al Cairo per imparare la lingua araba e apre poi una rassegna di stampa araba su Radio Radicale. Dopo la fase di convergenza con Forza Italia e quella dell’autonomia radicale, entra come ministro del commercio internazionale e degli affari europei nel governo di centrosinistra di Romano Prodi. Si occupa anche dell’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, che diventerà legge nel 2012. Nel 2013 diventa ministro degli Esteri nel governo di Enrico Letta.Negli ultimi anni è stata sostenitrice e talora contestatrice del movimento Più Europa, che alla fine l’ha eletta presidente.La sua lunga vicenda politica esprime una profonda coerenza delle idee, che sono state espresse in terreni e settori politici diversi e persino opposti, espressione di una donna che pensava con la sua testa cercando di condizionare e non di farsi condizionare dagli schieramenti.
Addio a Emma Bonino, una vita di battaglie
La leader radicale è morta oggi a Roma a 78 anni. Iniziò la sua attività politica con la battaglia per la legalizzazione dell’aborto










