Quando poco più che ventenne compare nelle riunioni romane dei Radicali, si è nel pieno degli anni Settanta. Se i Sessanta sono stati il decennio delle speranze "favolose e innocenti", i primi anni che Emma Bonino vive a Roma sono quelli che obbligano a "imparare il senso della lotta", a scendere nelle strade e nelle piazze "per credere in un mondo diverso almeno per un po'", come dirà Enrico Deaglio. Del suo Sessantotto, arrivato all'improvviso mentre studiava Lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano, ricorderà anni dopo in un'intervista: "Mi è passato vicino senza che me ne accorgessi". Lei è figlia delle battaglie dei Settanta, della partecipazione viscerale che spinge nelle piazze, a mettere il proprio corpo in gioco, fra sé e i diritti. Bonino è già nella capitale da qualche anno quando per la prima volta si affaccia alla politica. Nel bianco e nero dell'epoca compare con un cespuglio di ricci, e lo sguardo vivace di chi ha trovato la sua vocazione e ne è completamente assorbita. I Radicali erano un partito giovane, e di giovani. Ne rimane folgorata: "Ero una contadina piemontese bella e rotonda, molto inquieta. L'inquietudine passò quando cominciai con la politica. Capii quello che volevo fare, cambiare il mondo, niente di meno". Ma prima, di politica, ne ha già vissuta un'altra. Quella personale, dei diritti negati e dei segni che lasciano nella vita delle persone, quella che si paga sulla pelle. Sua e di molte altre donne. "Feci l'amore prima del matrimonio e lo considerai quasi come un atto rivoluzionario. Un ginecologo mi disse che ero sterile, ma evidentemente non era così". Nel 1974 si trova a dover abortire. Cerca una strada fra il cattolicesimo moraleggiante di un Paese dove le interruzioni di gravidanza clandestine erano ancora affidate ai ferri delle mammane o alle centinaia di migliaia di lire che servivano per andare in una clinica all'estero. È per questo che, insieme ad Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia, fonda il Centro informazione per la sterilizzazione e l’aborto e comincia a portarci "due volte alla settimana" gruppi di donne per abortire in sicurezza. Così nel 1975 arriva il primo arresto. O meglio: lei va a votare per le elezioni amministrative di quell'anno nel suo seggio di Bra, convoca una conferenza stampa dove racconta cosa è il Cisa - e, soprattutto, perché esiste - e si consegna alle autorità italiane in uno dei gesti di resistenza civile più celebri della sua storia. La accusano di associazione a delinquere e procurato aborto e la portano per qualche ora in carcere per poi rilasciarla in libertà provvisoria. Nel 1987 è in Polonia per manifestare al fianco di Solidarność. Viene arrestata e, dopo qualche ora di fermo, espulsa. E ancora. È il 1990 e per l'ennesima volta la sua presenza diventa opposizione e disobbedienza civile. Stavolta è la polizia di New York ad arrestarla mentre distribuiva per strada siringhe ai tossicodipendenti. Stava protestando contro una legge che impediva l'accesso alle siringhe se non dietro prescrizione medica.Vent'anni dopo l'ultimo "arresto". Sono lontani i tempi dei primi cartelli e dei cortei giovanili. È il 1998 e i rivolgimenti della politica l'hanno portata a diventare la commissaria europea agli aiuti umanitari su indicazione del secondo governo Berlusconi. È fra le macerie di un Afghanistan martoriato e, durante una visita a un ospedale di Kabul, dei talebani le puntano addosso i fucili e la fermano. Raccontando quelle ore, passate nel cortile dell'ospedale in mano a un manipolo di uomini armati, dirà di "essersi spaventata" perché "la situazione poteva degenerare da un momento all'altro". Dopo il rilascio, un funzionario afghano chiarisce il motivo dell'arresto: la troupe della Cnn al seguito aveva realizzato "fotografie e riprese di un ospedale femminile" e quegli uomini armati appartenevano alla “milizia per la repressione del vizio e la promozione della virtù”.
I cinquant'anni di lotta di Emma Bonino nei quattro arresti simbolo delle sue battaglie
Dalle proteste del 1975, quando si consegnò alla polizia "per aver abortito", ai fermi in Polonia e negli Stati Uniti. Fino alla sua visita in Afghanistan da co











