di
Gino Paglica e Marco Sabella
La Bce ha aumento di 25 centesimi i tassi di riferimento (sui depositi) dell’Eurozona, portandoli al 2,5% dal precedente 2,25%
Come sempre i mercati hanno anticipato la decisione della Bce di aumentare di 25 centesimi i tassi di riferimento (sui depositi) dell’Eurozona, portandoli al 2,5% dal precedente 2,25%. Il dato che accomuna le emissioni a 10 anni dei tre principali Paesi debitori dell’eurozona — Germania, Italia e Francia — è il forte aumento del rendimento del titolo a 10 anni rispetto ai minimi di fine giugno, di poco successivi al primo rialzo dell’anno. Il Btp a 10 anni è passato dal 3,60% di giugno al 4,37% della chiusura di ieri; analogamente il rendimento dei Bund tedeschi è salito dal 2,84% di giugno al 3,5% di ieri, mentre l’Oat francese ha battuto tutti i record passando dal 3,52% di fine giugno al 4,43%. I rendimenti cioè sono cresciuti 3 volte più dei 25 punti di aumento dei tassi decisi ieri. Un segnale che gli operatori prevedono altri aumenti dei tassi.
MutuiPer il mercato dei mutui la decisione della Bce cambia ben poco perché le condizioni delle banche si sono già adeguate. Per quanto riguarda l’Euribor (mutui variabili), il parametro a tre mesi questa settimana ha anche superato quota 2,7%, con un incremento di 30 punti rispetto a inizio giugno, quando si era verificato il precedente aumento. Quanto all’Eurirs, il tasso su cui si basa il costo finale dei mutui fissi, ha registrato nello stesso periodo un aumento di 20 centesimi. La crescita dell’Euribor e del tasso Bce sono dovute all’aumento dell’inflazione (3,3% ad agosto). L’aumento di 25 centesimi (già incorporato dall’Euribor) costa dai 15 ai 20 euro al mese ogni 100mila euro di debito a seconda del tasso di ammortamento e della durata residua. Ipotizzando mutui fissi al livello attuale, il vantaggio del variabile appare destinato ad annullarsi.













