Gli italiani lavorano di più ma guadagnano meno, sono ossessionati dal controllo del peso e il 30 per cento è sulla soglia del burnout. A scattare la foto del paese - non proprio incoraggiante - è il “Rapporto Coop 2026”, tradizionale appuntamento di fine estate. E il risultato è uno scatto dai colori sbiaditi: un’Italia stanca, ingessata, ferma al palo. Dove il Pil cresce meno dell’1%, peraltro nell’anno - quello attuale - in cui la spinta del Pnrr è stata massima.
In un contesto del genere, il risparmio e lotta agli sprechi sono diventati il nuovo mantra nazionale. E d’altronde non potrebbe essere altrimenti: gli italiani guadagnano meno di 20 anni fa e meno degli altri europei (peggio di noi solo la Grecia), a fronte di un monte orario annuale che, in media, è aumentato di 35 ore negli ultimi sei anni. Il risultato è che dal 2007 ad oggi la ricchezza delle famiglie italiane ha registrato un calo del -6%, mentre i paesi vicini nello stesso periodo hanno visto i redditi a disposizione delle famiglie aumentare. Solo per un confronto: Spagna +15%, Germania +21%, Francia +22%. Non sorprende, quindi, che un lavoratore italiano su due si dica insoddisfatto della propria retribuzione.
Ma secondo il Rapporto Coop, il risparmio - oltre che una necessità - si sta affermando anche come un nuovo tratto culturale: se è vero infatti che evitare gli sprechi è diventato l’obiettivo che più di tutti accomuna gli italiani, per il 28 per cento di chi ha dichiarato di aver ridotto effettivamente i consumi si è trattato di una scelta personale e non dettata dal portafogli. Certo è, però, che la decrescita sta erodendo il tenore di vita: in un paese dove le serate al ristorante sono sempre state un tratto distintivo e culturale, 6 italiani su 10 hanno dichiarato di aver ridotto la convivialità fuori casa.











