MILANO – Gli italiani sono (più) poveri, si mettono a dieta e hanno paura del futuro, anzitutto per la guerra. Il rapporto Coop, tradizionale appuntamento di fine estate, scatta la fotografia del Paese. Ed è in bianco e nero, pure un po’ stropicciata. I consumi, nel 2024, tornano a superare il livello del 2019 a 1,099 miliardi di euro (+0,5%) ma non è un dato positivo. Il consumismo è alle spalle, dice la ricerca coordinata da Albino Russo, oltre la metà della spesa è assorbita da bollette, cibo e trasporti. E per la prima volta si registra un accenno di arretramento delle disuguaglianze perché anche i più ricchi tendono a contenere le spese.
La ricchezza delle famiglie, inclusa la componente immobiliare, rispetto al 2019 è scesa in termini reali, calcolando cioè l’inflazione, del 10%. Un tonfo rumoroso. Tanto più se si pensa che in Francia (+0,4%), Germania (+2%), Spagna (+1,5%) il dato è positivo. Proprio per rincorrere l’inflazione (e i salari inchiodati) si lavora di più: le ore lavorate rispetto al 2019 sono aumentate del 2,3 miliardi, in media 38 ore in più l’anno per dipendente. L’8,5% dei pensionati torna a lavorare. Dopotutto rispetto al 2024 corrono i redditi da proprietà (le locazioni, insomma), su del 7,5%, mentre i redditi da lavoro dipendente avanzano solo del 4,1%, mentre crollano del 9,8% le entrate da lavoro autonomo.











