I consumi, sia nei volumi sia nella tipologia, contribuiscono a definire le epoche. E dal momento che in Italia, tra le fiammate inflative del recente passato (i prezzi dei beni alimentari sono saliti del 29,1% dal 2019 a oggi) e la rincorsa lenta dei redditi, i consumi sono aumentati perché spinti dagli acquisti per necessità (casa, cibo, salute, trasporti), si può parlare di una fine della società dei consumi, così come l’abbiamo conosciuta? O, perlomeno, di una sua temporanea archiviazione? È questo l’interrogativo che pone il «Rapporto Coop 2025-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani», presentato martedì 9 settembre a Milano. L’indagine rivela, infatti, come i consumi finali siano cresciuti dello 0,5% tra il 2019 e il 2024, ma anche che oltre la metà è assorbita dalle spese obbligate. Di conseguenza, gli italiani sono costretti a diminuire gli acquisti come fonte di piacere, comprando solo le cose indispensabili, rivolgendosi al second hand e riparando gli oggetti piuttosto che sostituirli. Una sorta di «deconsumismo».
Alimentare, italiani al risparmio: scatta l’era del «deconsumismo» con più spese obbligate e meno di piacere
Il Rapporto Coop 2025: con le difficoltà reddituali delle famiglie italiane, morse dall’inflazione, la convenienza resta il fattore principale di acquisto. Cala la ristorazione e cresce la Gdo










