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Passa al Senato l’emendamento di maggioranza alla legge elettorale, e dunque torna un sistema che contiene le preferenze, dopo quasi 35 anni. L’ultima volta che si votò con un meccanismo che richiama questo principio fu nel 1992. Dalla legge elettorale che verrà, il sistema sarà aggiornato e misto. L’emendamento a firma del senatore di Fratelli d’Italia Lisei (ma su cui c’è l’accordo di tutto il centrodestra) approvato ieri a Palazzo Madama prevede questo: capolista bloccato, a seguire nomi disposti con alternanza di genere. L’elettore potrà sceglierne fino a tre, esprimendo una crocetta, purché di genere diverso.
E' stato il momento clou di un giorno e mezzo segnato dal cardiopalma. Il Pd, infatti, aveva presentato due subemendamenti che prevedevano un sistema a preferenze “puro”, senza i nomi bloccati. Nella serata di mercoledì era trapelata una riflessione in corso in FDI se votarli. In quel caso, però, sarebbe venuto meno l’accordo di maggioranza. E ieri anche sulla scelta del partito di Giorgia Meloni si era dipanato lo scontro in Aula. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi legge le parole di Giorgia Meloni favorevole alla preferenze. Di rimando, l’azzurro Maurizio Gasparri controreplica con una battuta: “Ero tentato di leggere un po' di cose diverse dette da Renzi nel corso del tempo, ma quando ho fatto la ricerca mi si è intasato l’iPad”. Una riunione di maggioranza in tarda mattinata, poi scioglie i nodi. FDI decide di portare fino in fondo l’intesa raggiunta con gli alleati. Gli emendamenti della sinistra vengono bocciati e quello di coalizione passa.














