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Legge elettorale, tornano 35 anni tornano le preferenze. Niente da fare per il sub-emendamento del centrosinistra alla legge elettorale, che puntava a "incastrare" la maggioranza sulle preferenze totali: la proposta, che emendava il famoso emendamento Lisei 1.6, cuore della riforma, è stata bocciata dall'aula del Senato con 68 voti a favore e 99 contrari, dopo che il governo per bocca della ministra Elisabetta Casellati si era rimesso al voto dell'aula. Pd, M5S e Italia avevano provato a giocare sulla volontà storica di Fratelli d'Italia di andare sulle preferenze, non condivisa però da Lega e Forza Italia.

La maggioranza, però, tiene il punto: "C'è un accordo di maggioranza, il centrodestra ha dimostrato di fare sintesi. Non capiamo tutte queste preoccupazioni - certifica Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato - "Noi vogliamo andare fino a fine legislatura, quindi voteremo la legge elettorale secondo gli emendamenti di maggioranza presentati. Sarà una legge voluta da tutto il centrodestra". La conferma arriva poco dopo, quando Il Senato respinge con 93 voti contrari, 63 favorevoli e un astenuto anche l'altro subemendamento del Pd, primo firmatario Nicola Irto, sulle preferenze libere: anche su questo il Governo, tramite la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati si era rimesso al voto dell'aula. Restano fuori, al momento, anche eventuali modifiche sulla parità di genere, mentre si va verso l'eliminazione della soglia di accesso al 3%. In compenso, potrebbe crescere da 1.500 a 9mila il numero delle firme minime che le nuove formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere per presentarsi alle elezioni: entrambe le novità derivano dal parere favorevole del governo a un emendamento di Antonella Zedda.