Prestiti più cari e rate in aumento di qualche decina di euro per i mutui variabili, che si avvicinano così a quelli a tasso fisso, avviandosi sopra il 3%. I primi effetti del rialzo dei tassi della Bce di 25 punti base si vedranno nelle prossime settimane da parte degli istituti di credito anche considerando i possibili futuri aumenti del costo del denaro lasciati prospettare dalla presidente Christine Lagarde.
L'inflazione ancora non domata oltre il 3% che ha spinto la Bce al secondo rialzo del 2026 potrebbe, secondo gli analisti, indurre poi a tre rialzi di qui a 12 mesi, vista anche la tenuta dell'economia europea. Un percorso che porterebbe appunto ulteriori incrementi dei tassi medi di mercato: con un altro aumento il Tan medio dei mutui a tasso variabile, stima Mutuionline.it, salirebbe al 3,30% e, ipotizzando che il fisso rimanga stabile al 3,46%, il gap si ridurrebbe ad appena 16 punti base. Il fisso peraltro resta la scelta prevista dalla stragrande maggioranza (oltre il 90%) degli italiani.
La decisione di Francoforte arriva in una fase in cui si evidenziava un ritorno alla crescita del credito alle famiglie. Come sottolinea il segretario generale Fabi Lando Sileoni era "un segnale positivo che non va sottovalutato perché dimostra che dopo una lunga fase di difficoltà si è rimesso in moto un meccanismo importante per l'economia del Paese. Il rialzo deciso dalla Bce arriva proprio mentre questa ripresa si sta consolidando e sarà quindi necessario valutarne con attenzione gli effetti nei prossimi mesi". Sileoni si appella alle banche affinché "mantengano un'offerta di credito capace di sostenere l'economia reale".














