Per chi sottoscriverà adesso un mutuo a tasso variabile, la rata mensile sarà più alta di circa 20 euro, fino a 300 euro l’anno. L’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, disposto dalla Bce per contrastare la crescita dell’inflazione provocata dalla crisi energetica legata alla guerra in Iran, avrà importanti ricadute sulla spesa delle famiglie e delle imprese che devono chiedere un finanziamento bancario e un mutuo. La scelta di optare per il secondo rialzo del 2026 – dopo quello di giugno – era attesa, considerando la fragilità dello scenario economico. Una decisione “giusta”, secondo l’Unione nazionale consumatori (Unc), che però mette in guardia le famiglie dalla “stangata” in arrivo: “Scelta corretta, anche se dolorosa. L’inflazione è la malattia più grave che colpisce il potere d’acquisto delle persone e riduce i consumi, per questo deve restare il faro che guida la Bce”, ha commentato il presidente, Massimo Dona.
“Certo – prosegue Dona – se i Paesi dell’Unione Europea avessero fatto la loro parte, abbassando seriamente i prezzi di carburanti, intervenendo sui prezzi di luce e gas, la Bce non sarebbe stata costretta a intervenire con la politica monetaria“. Per il presidente di Unc, quella che stiamo subendo è “evidentemente un’inflazione importata, che deriva da problemi dal lato dell’offerta, non della domanda, dovuta al caro dei beni energetici, e la via maestra per affrontare questa crisi non è la politica monetaria ma quella fiscale“.














