“I mercati fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro”. Christine Lagarde, presidente della Bce, commenta in conferenza stampa a Berlino il secondo rialzo dei tassi d’interesse del 2026 di 25 punti base. Una mossa che non sorprende gli investitori, complici la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz che “continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo del 2 per cento per un periodo prolungato”. L’andamento della situazione in Medio Oriente e la crisi energetica spingono sempre più in alto il costo della vita, non lasciando altra alternativa all’Eurotower se non irrigidire la politica monetaria nel tentativo di riportare l’inflazione verso l’obiettivo prefissato.“Le prospettive restano molto incerte”, osserva Lagarde, e il Consiglio direttivo non ha “discusso alcun percorso per il futuro” perché le decisioni verranno prese “sulla base dei dati” a disposizione e “volta per volta”. La scelta stavolta segue la nuova proiezione degli esperti Bce per l’inflazione dell’area euro, peggiore rispetto a quella divulgata a giugno scorso: il tasso resta invariato al 3% per il 2026 ma sarebbe in lieve rialzo per il 2027 e il 2028, rispettivamente al 2,5% e al 2,1%. Oltre all’aumento del tasso sui depositi presso la Banca centrale, salgono anche i tassi sulle operazioni di rifinanziamento al 2,65% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. Per famiglie e imprese il messaggio è ambivalente: il rialzo può tradursi gradualmente in mutui e finanziamenti più costosi, mentre la remunerazione dei depositi bancari non segue automaticamente né integralmente i tassi Bce.Il quadro delineato dalla delibera non era inatteso. A luglio l’Eurotower aveva lasciato invariati i tassi perché non ci si aspettava uno shock inflazionistico prodotto dall’aumento dei prezzi dell’energia. Poi a inizio settembre gli economisti della Bce Kristina Barauskaité Griškevičienė e Claus Brand avevano anticipato la mossa della Banca centrale, prevista per il 10 settembre: “Questa volta lo shock sull’offerta di energia è predominante, mentre la domanda e gli stimoli di politica pubblica giocano un ruolo minore”.Nonostante l’incertezza di Lagarde, nello scenario di base delle proiezioni la crescita dovrebbe situarsi attorno allo 0,9% nell’anno corrente, poi all’1,4% nel prossimo e all’1,5% nel successivo. In questi dati c’è una “correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 che riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese”, che però dipende dalla durata e dall’intensità dello shock energetico. Secondo le previsioni, infatti, “l’aumento dei prezzi si trasmette gradualmente all’inflazione di fondo e a quella dei prezzi dei prodotti alimentari”, per cui se non termina il conflitto o non si trova una soluzione alternativa, la situazione potrebbe peggiorare. In questo scenario, “un deterioramento del clima sui mercati finanziari globali o effetti di ricaduta sui mercati obbligazionari internazionali potrebbero portare a un inasprimento delle condizioni del credito, frenando così la domanda”. Dunque, il richiamo ai Paesi dall’elevato debito pubblico, come l’Italia: “Una crescita potenziale più elevata richiede riforme strutturali e deve poggiare su finanze pubbliche solide”.