L'aumento dei tassi da parte della Banca centrale europea rischia di frenare la ripresa dei finanziamenti alle famiglie. Secondo le stime della Fabi, il rialzo del costo del denaro comporta una stangata annuale oltre i 1.500 euro per i mutui trentennali e rincari significativi sul credito al consumo.
La decisione della Banca centrale europea di alzare i tassi di interesse di 0,25 punti, che porta il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti con aumenti rilevanti delle rate. A lanciare l'allarme è la Fabi (Federazione autonoma bancari italiani).
Secondo le stime, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro ci sarebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su dieci anni, 111,62 su 15 anni e per i mutui trentennali si sfiorerebbe un aumento di 130 euro (127,62 euro). Una stangata annuale che supera i 1.200 euro per i decennali e i 1.500 per quelli trentennali. L’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato. Su un mutuo da 200.000 euro, la differenza mensile varia da 141,55 euro su 10 anni a 170,16 euro su 30 anni. Per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento passa da 176,94 euro a 212,70 euro al mese. Un rialzo dei tassi di interesse che giunge in un momento in cui il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere. Nei primi sette mesi del 2026, lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro (+1,9%) rispetto alla fine del 2025. A trainare la crescita sono stati soprattutto i mutui, aumentati di 9,2 miliardi (+2,1%) dalla fine del 2025, seguiti dal credito al consumo, (+4,61 miliardi, il +3,5%). Il ritorno alla crescita del credito alle famiglie "è un segnale positivo che non va sottovalutato" secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, perché "dimostra che dopo una lunga fase di difficoltà si è rimesso in moto un meccanismo importante per l’economia del Paese"."Fondamentale", in questa fase, è il contrasto all'inflazione, con la consolidazione del credito degli ultimi mesi "una nuova fase di rialzo dei tassi cambia lo scenario e rischia di incidere sulle scelte delle famiglie proprio quando mutui e finanziamenti sono tornati a crescere". Le banche italiane hanno una missione da portare avanti, proseguire nell'accompagnare famiglie e imprese "anche nelle fasi economiche più complesse mantenendo un'offerta di credito capace di sostenere l'economia reale".Come e quanto spendono le famiglieTra le diverse forme di finanziamento alle famiglie, ad aver registrato l'aumento percentuale maggiore è il credito al consumo: +3,5% nei primi sette mesi del 2026, con 4,61 miliardi di euro in più rispetto alla fine del 2025. Anche su questo fronte, il rialzo dei tassi può modificare le condizioni degli ultimi mesi. Secondo l'ultimo dato della Banca d'Italia, a luglio 2026, il tasso medio sul credito al consumo è stato dell'8,68%. Nell’ipotesi di una risalita al 9,50%, per una lavatrice da 700 euro finanziata in cinque anni la rata mensile sarebbe di 14,70 euro; per uno smartphone da 850 euro finanziato in due anni di 39,03 euro; per un televisore da 1.200 euro finanziato in tre anni di 38,44 euro. Un viaggio da 5.000 euro, finanziato in quattro anni, comporterebbe una rata di 125,62 euro al mese, mentre per un’automobile da 20.000 euro, finanziata in sei anni, la rata sarebbe di 365,49 euro mensili. La possibile risalita del costo dei finanziamenti assume una nuova dimensione di rilievo proprio perché il credito al consumo è la componente che ha registrato la crescita percentuale più sostenuta nei primi sette mesi dell'anno, per un crescente ricorso delle famiglie italiane al credito al consumo in un contesto ancora importante di inflazione e instabilità economica.












