La 'guerra al terrore' degli Stati Uniti prosegue a 25 anni dagli attacchi dell'11 settembre nonostante gli scarsi risultati e le difficoltà sempre maggiori.
I conflitti avviati da George W. Bush in nome di una caccia senza sosta contro il nemico dell'America Osama bin Laden hanno riscritto gli equilibri mondiali e cambiato il paradigma della sicurezza. Ma non hanno portato quella libertà e quella democrazia che Washington aveva promesso dall'Afghanistan al Medio Oriente e non hanno estinto quelle minacce che le hanno motivate, contribuendo invece a spianare la strada alla guerra in Iran di Donald Trump.
Nei mesi successivi all'11 settembre, la 'guerra al terrore' si è evoluta oltre il conflitto in Afghanistan contro i talebani e al'Qaeda, e si è estesa fino a includere la dottrina della 'guerra preventiva' di Bush per giustificare l'invasione dell'Iraq nel 2003. Un conflitto quest'ultimo che ancora pesa sulla reputazione degli Stati Uniti: la guerra - costata la vita secondo alcune stime fino a 200.000 persone - era stata infatti lanciata per privare il paese di armi di distruzione che non sono mai state trovate. Del caos creato dal conflitto scoppiato dopo l'attacco alle Torri Gemelle, Bagdad ancora paga le conseguenze.













