È passato un quarto di secolo e si sente tutto. Venticinque anni fa l’attacco alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono con 4 aerei di linea dirottati e fatti schiantare da 19 attentatori con 2977 morti e seimila feriti. Si può ben dire che si è assistito ad un tornante storico.
Non perché abbia vinto il cosiddetto califfato di Al- Qaeda col suo oscuro signore Bin Laden. C’è voluto del tempo, ma quella sigla è stata ridimensionata ad una componente minore dell’estremismo islamico, i suoi vertici sono stati annientati. Tuttavia la grande operazione di bonifica del suo presunto ridotto geografico, l’Afghanistan, che doveva essere sanificato, è fallita con quel Paese tornato nelle mani di un estremismo oscurantista come quello dei talebani. A ciò si sono aggiunte la ripresa di un terrorismo violento che si ispira all’islamismo radicale ancora capace di far scorrere veleno nelle arterie del nostro mondo occidentale, la questione israelo-palestinese (il grande detonatore del Medio Oriente) più drammatica che mai.
La risposta dell’Occidente agli oscuri fantasmi che il fanatismo ha liberato con fortissima evidenza quell’11 settembre 2001 non è stata capace di intrappolarli e di espungerli dalla nostra storia. La reazione militare non è bastata. Vent’anni dopo, il 15 agosto 2021, con l’entrata dei talebani a Kabul e il non brillante abbandono degli americani, si rendeva esplicito che la capacità di espansione di quella che avevamo considerato la superiore civiltà occidentale aveva quantomeno perso smalto.












