di

Massimo Gaggi

Guerra al terrore, complottismi e sorveglianza di massa hanno dissipato la solidarietà di quei giorni

Venticinque anni dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti, ancora leader in campo economico e militare, non sono più l’unica, incontrastata, superpotenza mondiale, incalzati dalla Cina e condizionati da varie potenze regionali. L’America ha anche perso il ruolo di roccaforte delle democrazie occidentali: all’interno la spinta all’unità nazionale dopo l’attacco terroristico di Al Qaeda si è sgretolata, erosa dalla mastodontica e scriteriata war on terror della presidenza Bush. Una reazione «imperiale» e una fallimentare pretesa di esportare la democrazia: ha danneggiato, davanti ad alleati e avversari, l’immagine di Washington garante degli equilibri mondiali mentre nel Paese ha innescato una serie di degenerazioni poi sfociate nel populismo sovranista di un Donald Trump sempre più autoritario.

La fine del XXI secoloHa pesato anche la tecnologia: da un certo punto in poi anche le distruzioni del World Trade Center di New York e di una parte del Pentagono sono finite nel tritacarne delle teorie cospirative e della polarizzazione politica alimentate da smartphone e reti sociali che nel 2001 ancora non esistevano.