Ponti, muri e torri pericolanti: ecco il crollo del vecchio ordine. Gli Usa erigono barriere, la Cina costruisce alleanze, l’Europa resta in mezzo al cortile: e la partita del potere globale si gioca senza di lei.
Il tratto geopolitico di questa fase storica è il disordine. I punti di riferimento che hanno retto per 80 anni stanno crollando come torri di un castello antico.
Gli Stati Uniti, un tempo architetti di ponti commerciali, oggi – per mano di Trump – innalzano mura di dazi. La Cina, dittatura comunista, si presenta come custode del libero scambio e paladina del Sud Globale. La globalizzazione, che ha sollevato miliardi di persone dalla povertà, viene liquidata come un progetto fuori moda.
Siamo tornati a un mondo di dogane e tariffe degno della vigilia della Prima guerra mondiale. Perché il castello del vecchio ordine liberale, costruito a Bretton Woods, sta franando tutto insieme? Perché il terreno sotto di esso è cambiato.
Nel 1944 l’Occidente – in particolare gli Stati Uniti – comandava. Gli organismi multilaterali di allora nacquero per sostenere la crescita economica in funzione anti-comunista, con l’assunto implicito che i valori occidentali sarebbero diventati universali. Ma lo sviluppo economico ha prodotto l’effetto opposto: ha dato voce e forza a civiltà non liberali, che non riconoscono l’Occidente come riferimento politico o morale.






