Al Senato entra nel vivo l’esame della legge elettorale, tra accelerazione della maggioranza e nodo delle preferenze

Tramonta definitivamente il ballottaggio, ultima tentazione anti-Vannacci della premier; si sgonfia il ballon d'essai - ancora di Fratelli d'Italia -, dell'abbassamento della soglia di accesso al premio di maggioranza addirittura al 41%. Resta tutta invece la voglia della maggioranza di fare in fretta. E quella delle opposizioni di tendere trappole, provare a far saltare l'accordo nel centrodestra sulle preferenze. Lo vedremo fra un attimo.

Calendario serrato per la legge al Senato

Approda così la legge elettorale in aula al Senato. Con un calendario serrato che fa infuriare l'opposizione, martedì 15 già previsto il voto finale. E soprattutto già fissata per il 28 settembre la terza lettura, il ritorno del disegno di legge alla Camera dove a luglio si era consumato lo strappo dei franchi tiratori contro Giorgia Meloni. E i loro stessi leader.

L'unica votazione di oggi è sulle pregiudiziali di costituzionalità e le cose vanno come previsto, bocciate. Le votazioni sugli emendamenti cominciano domani. Il Pd Parrini ne ha presentato uno per stanare Fratelli d'Italia: preferenze per tutti, nessun candidato bloccato, nemmeno quello dei capilista previsto dall'accordo che Meloni ha siglato con Tajani e Salvini, da sempre ostili alle preferenze. È un calco dell'emendamento che i vannacciani avevano proposto alla Camera nel giorno della disfatta sulle preferenze e che Fratelli d'Italia aveva votato.