Un filo sottile lega le due questioni che più occupano in Italia il dibattito politico: la legge elettorale e il futuro ruolo del generale Vannacci. Dopo un travagliato iter che ha reso palesi le divisioni all’interno del centrodestra, la legge elettorale esce dall’esame della Camera sostanzialmente immutata, presentando dunque seri problemi di legittimità costituzionale. Il Premierato, ad esempio, non è introdotto con legge costituzionale ma con legge ordinaria per evitare il rischio che sia sottoposto a referendum. Incidendo però sulle prerogative del Presidente della Repubblica e del Parlamento esso configura un sostanziale abbandono della forma di governo parlamentare adottata dalla nostra Costituzione, forma di governo che è principio fondamentale del nostro ordinamento, a detta di molti giuristi modificabile solo da un potere costituente.

Anche l’introduzione di un abnorme premio di maggioranza, e la presenza di liste che dopo il voto della Camera rimangono interamente bloccate, rappresentano ulteriori motivi di illegittimità costituzionale perché alterano pesantemente le modalità della rappresentanza. Basti richiamare, oltre al principio di eguaglianza sancito dall’Art. 3 della nostra Carta, l’Art. 53 che recita: «Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ... alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza». Anche senza considerare che l’aver mantenuto un Parlamento di «nominati» contribuisce al crescente astensionismo, è indubbio che il premio di maggioranza rappresentato da due listini bloccati aggiunga un ulteriore elemento che rende necessario un pronunciamento della Corte sulla sua legittimità costituzionale. Si consideri, infatti, che essendo centrodestra e centrosinistra accreditati entrambi di un suffragio intorno al 45%, un premio di maggioranza del 17,5% assegnerebbe alla coalizione vincente un numero di seggi superiore al 60%, consentendole di eleggere il Presidente della Repubblica e di avvicinarsi alla soglia dei 2/3 che le permetterebbe l’elezione di 5 giudici costituzionali e di modificare a proprio piacimento la Carta escludendo ogni possibile ricorso a referendum confermativi. Le modifiche proposte dall’attuale maggioranza con legge ordinaria possono insomma consegnare nelle mani della coalizione vincente non solo Parlamento e Governo, ma anche tutte le Autorità di garanzia.