Mentre continua la caccia ai franchi tiratori del centrodestra, Vannacci alza la posta con l’obiettivo di dettare la linea. A parole Meloni tira dritto, ma si fa strada l’idea di elezioni anticipate.
Sguardi sospetti, sorrisi stentati e calcolatrice alla mano. Dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia, ai meloniani in Transatlantico non resta che fare i conti con i fatti. Nonostante l’intesa di massima raggiunta sulla legge elettorale, nell’oscurità del voto segreto tra le fila di Lega e Forza Italia (ma nel gruppo potrebbe esserci pure qualche meloniano o meloniana), una trentina di parlamentari – 20 o al massimo 25, ha insistito il ministro Luca Ciriani – ha votato contro. I deputati vannacciani, che si sono filmati al momento del voto per fugare ogni dubbio, hanno invece votato a favore. La convergenza tra Fratelli d’Italia e Futuro Nazionale ha trovato riscontro anche giovedì, nella seconda giornata di votazioni alla Camera, con il partito della premier che si è espresso a favore dell’emendamento sulle preferenze presentato dalle truppe del generale, contro cui si sono schierati azzurri e leghisti. A partire da giovedì mattina l’Aula procederà con le votazioni finali sul testo. L’impressione prevalente è che tra i banchi di governo ci sia una maggioranza spaccata come mai prima d’ora, che fatica a ritrovare quell’unità da sempre ostentata e che invece ora lascia spazio a un’insenatura dentro la quale i futuristi potrebbero essere pronti a infilarsi. Ma è davvero così?












