Salvo Andò

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Sembra che la riforma elettorale sia destinata ad essere particolarmente divisiva, come lo sono state le riforme istituzionali sinora progettate dal centro destra. La nuova legge elettorale mira a garantire alla maggioranza una vittoria a mani basse, scontentando peraltro alcuni gruppi della stessa coalizione di governo. Insomma, nonostante l’esito del referendum, si continuano a progettare riforme istituzionali che risultano punitive per l’opposizione.

Una rendita elettorale per Meloni

La riforma elettorale progettata dal centrodestra dovrebbe consentire a Meloni non tanto di garantire una maggiore partecipazione popolare, vista la ripresa dell’assenteismo, quanto ad assicurare una posizione di rendita elettorale ad alcuni partiti della coalizione di governo. La lezione del referendum non è servita a nulla. Si continuano a fare gli stessi errori, con il risultato di concepire le grandi riforme istituzionali come strumento volto a garantire una posizione dominante della maggioranza. Eppure era chiaro che chi ha votato No al referendum non ha bocciato il garantismo giudiziario, bensì ha inteso dire no al prevalere di una deriva autoritaria. Il voto referendario, insomma, è stato, aldilà del suo oggetto specifico, una messa in mora del governo di fronte a riforme ritenute lesive dei principi costituzionali. Il popolo ha dimostrato che la paura del tiranno, insomma, è ancora ben presente. Ancora una volta, le riforme istituzionali dovranno fare i conti con un’opinione pubblica ostile che finora le ha sempre bocciate. C’è da dire, inoltre, che in occasione del referendum è emerso un patriottismo costituzionale di cui non si può non tener conto.