Più che un vergognoso cedimento alle derive autoritarie, come si sente dire, la nuova legge elettorale, che arriverà in Parlamento a metà giugno, ha tutte le caratteristiche per poter essere considerata una leva niente male per provare ad arginare una deriva rilevante presente nel panorama politico italiano: lo spassoso balletto delle ipocrisie dei partiti. Sappiamo che cambiare legge elettorale più o meno a ogni giro rasenta il ridicolo. Sappiamo che chi cambia la legge elettorale lo fa perché ha paura di perdere. Sappiamo che chi cambia la legge elettorale perché ha paura di perdere di solito si ritrova con una legge elettorale che favorisce ancor di più chi si aveva paura che potesse vincere. Sappiamo che, in un mondo perfetto, in una legge elettorale perfetta, dovrebbe esserci una spruzzatina di preferenze, una spruzzatina di collegi uninominali, qualche lista bloccata in meno, qualche premio di maggioranza meno accentuato e un po’ di proporzionale in più. Ma sappiamo anche, se vogliamo osservare in faccia la realtà, che la legge elettorale che per qualche settimana finirà al centro del dibattito politico è una legge che si può considerare particolarmente pericolosa solo attingendo a piene mani al vocabolario della menzogna, dell’impostura e della falsità.Sintesi della legge: proporzionale con soglia di sbarramento per ogni partito, con premio di maggioranza che scatta per i partiti in grado di raggiungere da alleati il 42 per cento dei consensi e possibilità per la migliore lista della coalizione che non arriva al tre per cento, una e solo una, di partecipare alla ripartizione dei seggi. Se si supera il 42 per cento, la coalizione che si è presentata unita, con un candidato premier, ha i numeri per governare, ma senza esagerare. Se nessuno arriva al 42 per cento, per evitare di tornare a votare le coalizioni rivali devono confrontarsi, trovare un compromesso, provare a creare una maggioranza trasversale. Nient’altro. Le opposizioni – non tutte, perché un pezzo di opposizione, Azione, questa legge non la combatterà – urleranno per molti mesi alla legge truffa, al grande imbroglio, al grande scandalo. Ma l’unica truffa vera che al momento si indovina all’orizzonte ha a che fare con i veri motivi per cui un pezzo di opinione pubblica e un pezzo di classe dirigente politica faranno campagna contro questa legge. Il primo punto è essenziale. Le leggi elettorali non hanno il potere di cambiare un trend di consensi.Se una coalizione ha molti più voti degli avversari, non c’è legge elettorale che tenga: quella coalizione sarà destinata a governare. Se però si vuole evitare che vi siano probabilità di pareggio, chi non vuole una legge elettorale con premio di maggioranza, come il Pd, Avs, il M5s, sta portando avanti una battaglia non di coerenza, come si dice, che contraddice le proprie premesse: o vuoi evitare il famoso inciucio, e inserisci un premio di maggioranza per renderlo più difficile, oppure il famoso inciucio non ti dispiace poi così tanto (oppure, terza ipotesi, la legge elettorale ti piace, ma come tutte le cose che fanno i tuoi avversari devi dire che è il male). La ragione per cui però la nuova possibile legge elettorale è esattamente il contrario di una legge truffa, ed è invece una legge in grado di far emergere con forza alcune truffe politiche, ha a che fare con un dettaglio rilevante del nuovo impianto elettorale. Il centrosinistra non può ammetterlo ma teme la nuova legge elettorale perché, tra le altre ragioni, impone a una coalizione di partiti di presentarsi alle elezioni sotto forma di coalizione.Sembra un’ovvietà ma non lo è. E non lo è perché la linea portata avanti dal M5s e dal Pd è quella romanticamente magrittiana: ceci n’est pas une coalition. Alleiamoci, d’accordo, facciamolo per i collegi uninominali, ma non diciamolo troppo in giro che siamo davvero stretti in un unico e definitivo abbraccio, visto mai i nostri elettori dovessero turbarsi. La nuova legge elettorale, invece, costringe le coalizioni a superare la fase Magritte. E nel costringere una coalizione a chiamare coalizione una coalizione, rivoluzione invero autoritaria, costringe anche la coalizione a indicare il candidato premier, condizione essenziale per considerare un gruppo di partiti che si presenta insieme alle elezioni non come se fossero dei passanti che si trovano casualmente insieme (linea Franceschini e linea Travaglio: alleiamoci, ma non troppo, solo una botta e via ai collegi uninominali) ma come un gruppo di partiti che si presenta agli elettori semplicemente (scandalo!) con l’idea di governare. Il passaggio, che vedremo in che forma resterà così come è stato presentato mercoledì, mette in imbarazzo, ovviamente, il centrosinistra, che avrebbe preferito, in ossequio alla formula una botta e via, restare sul vago, non esprimere un candidato premier ed evitare di doversi misurare con le primarie, cosa che invece ora rischia di essere inevitabile.Ma di fronte a una legge che costringe una coalizione a comportarsi da coalizione, che costringe cioè a presentare un programma condiviso, un’alleanza dichiarata, un candidato premier unitario, il problema è la legge elettorale, la truffa come si dice, o la truffa è una coalizione così poco omogenea da sognare di andare alle elezioni senza presentarsi come una vera coalizione? Se ti vergogni della coalizione di cui fai parte, forse quella coalizione ha un problema. Se ti vergogni del possibile candidato premier che potrebbe emergere da una competizione ai gazebo, forse il problema sono i candidati premier che hai a disposizione, non la legge. E chi non riesce a indicare il candidato premier, o chi sogna di non indicarlo, non sta difendendo la Costituzione contro le truffe degli estremisti: sta ammettendo che la coalizione esiste solo come somma elettorale, non come progetto di governo. Criticare una forza politica quando, seguendo il cattivo esempio dei suoi predecessori, prova a cambiare legge elettorale poco prima delle elezioni è sensato ed è legittimo. Ma forse, prima di scomodare la parola truffa per inquadrare una nuova legge elettorale – dove truffa naturalmente è un riferimento alla stagione della legge Acerbo, approvata nel 1923 e applicata nel 1924, un modo come un altro per dire che il governo è guidato da follower di Mussolini (anche De Gasperi per la cronaca fece una legge elettorale con robusto premio di maggioranza) – varrebbe la pena chiedersi se la truffa sia la legge o se la truffa sia di coloro che hanno paura di questa legge per non dover fare i conti con le truffe magrittiane di una coalizione che si presenta come coalizione ma ha paura di assumersi le responsabilità di una coalizione: un candidato premier unico, una coalizione dichiarata, un programma condiviso. Più che un assist a una deriva autoritaria, questa legge sembra un argine alla deriva delle ipocrisie.
Chi truffa con la legge elettorale
La legge che può cambiare il sistema elettorale costringe il campo largo a uscire da un imbroglio: essere parte di una coalizione senza dare troppo nell’occhio. Derive autoritarie non se ne vedono. Argini contro le ipocrisie sì














