Tornano a contare i candidati
Luca D'Alessio
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Foto LaPresse/ Claudio Furlan
Mettiamo da parte i tecnicismi, le battaglie ideologiche e i contrasti dialettici all’interno dei partiti. Bisogna correre per approvare la prossima legge elettorale? Bisogna anche bruciare le tappe della discussione in Aula e approvarla con la fiducia? Ma poi siamo sicuri che tutto questo possa bastare? Intendiamoci, potrebbe anche andare tutto bene, ma con l’eccezione però che si capisca come deve essere affrontata la sua stesura e soprattutto capire quale deve essere l’intuizione vincente. E sì, bisogna capire soprattutto questo, perché all’orizzonte, forse più vicino di quanto ognuno di noi possa immaginare, ci sono variabili che stanno avanzando molto velocemente, che sicuramente potrebbero vanificare il lavoro del governo sulla riforma della legge e probabilmente capovolgerne gli obiettivi prefissati. Mai come in questo momento bisogna riflettere sul valore del “brand partito” e sul peso politico che esercita chi all’interno del partito occupa un ruolo da dirigente o semplice militante. Ciò che serve è un’analisi politica forte, dritta al punto, che smantelli l’illusione che basti una tessera di partito in tasca per riempire le piazze o raccogliere voti.













