Seguo il dibattito sulla possibile modifica della Legge elettorale. Proporzionale puro? collegi uninominali? premio di maggioranza? percentuale di sbarramento? Si vedrà. Tuttavia quando per strada si parla di questo in una cosa concordano tutti il ritorno alle preferenze per eleggere i propri rappresentanti in Parlamento perché oggi distanti dai problemi dei cittadini, del territorio ed inarrivabili per i più.

Così pensata sarebbe un’ottima idea. Ma cosa si cela dietro un comportamento cosi inspiegabile da parte dei nostri Parlamentari? Poca voglia di lavorare? Poco entusiasmo? La consapevolezza di non poter incidere più di tanto nell’azione di Governo? Non credo. in verità una tal distanza sofferta dal corpo elettorale rinviene dalla paura di essere Parlamentare. Paura non è una parola eccessiva. Spiego: in passato nella cosiddetta prima Repubblica squillava il telefono di un Parlamentare per annunciare (naturalmente poco prima di una campagna elettorale una assunzione propria o del proprio figlio in enti locali o società dello Stato).

Le segreterie politiche soprattutto a fine settimana erano affollate di cittadini che chiedevano la qualunque.

Sfido uno solo di loro che ha chiesto un appuntamento con un deputato per un problema di interesse generale. Si conferivano incarichi professionali e gare d’appalto, si eseguivano trasferimenti e promozioni alle forze dell’ordine e nelle società statali. Tutto senza troppi manicheismi. Dopo tangentopoli tutto cambia. Arresti, indagini, processi, condanne aprirono uno squarcio dove tutti sapevano non sapendo nulla.