Caro direttore,

preferenze sì preferenze no. L'eterno dilemma della politica che sta nuovamente interessando la politica nazionale, in tema di legge elettorale, manco fosse di amletica memoria. Della serie: stanno scherzando, invece no è tutto vero. È fin troppo ovvio che la "massima espressione della democrazia" , termini intrinseci di ridondante retorica, che ogni politico rispolvera alle votazioni, è si il voto, ma soprattutto poter indicare una persona attraverso la preferenza. Attualmente questo non è concesso. Morale che poi morale non è -: si va a votare per un partito e il voto in automatico va a taluno, che viene eletto sulla base del posto in lista, che il più delle volte nemmeno si conosce. È fin troppo ovvio che, con questa legge elettorale, ogni volta che si va a votare vengono mortificati sia il diritto di voto, e se è valido come è valido quanto sopra, anche la democrazia, di cui il voto dovrebbe essere la massima espressione. A nulla vale il discorso che il candidato più facoltoso può prendere più preferenze. Del pari, è una verità storica che, anni fa, sono stati comprati anche i posti delle liste per essere più in alto, e dunque eletti con certezza. Ergo preferenze tutta la vita. Se poi si prendono preferenze, magari anche tante, e non vengono affidati incarichi, quello è un altro paio di maniche, e riguarda la meritocrazia e in parte la competenza non sempre, e non proprio, consuetudini di questo Paese.