Il modo più semplice per capire chi crede davvero nelle preferenze è suggerire a chi le invoca una soluzione elementare: fatele. Non per legge, non per decreto, non per concessione del nemico, non aspettando che la Costituzione vi porti il caffè a letto. Fatele nei partiti. Chiamatele primarie per le parlamentarie, chiamatele consultazioni degli iscritti, chiamatele gazebo contro i nominati, chiamatele come volete: ma fate scegliere ai vostri elettori chi deve andare in Parlamento. Il paradosso di queste ore è gustoso. Fratelli d’Italia dice di voler restituire ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari. Il Pd denuncia le liste bloccate come il male assoluto. Benissimo. E allora perché aspettare? Se Giorgia Meloni pensa che il Parlamento non debba essere un club di nominati, può convocare gli iscritti di FdI e far votare i candidati. Se Elly Schlein pensa che le liste bloccate siano una ferita democratica, può fare la stessa cosa: primarie vere, collegio per collegio, con regole chiare, tetti di spesa, parità di genere, niente trucchi da corrente e niente paracadutati travestiti da volontari.Il Pd, del resto, una volta lo fece. Nel dicembre 2012, nell’era Bersani, organizzò le primarie per scegliere gran parte dei candidati al Parlamento. Non furono perfette, certo. Ci furono polemiche, notabili, deroghe, capilista scelti dall’alto. Ma rispetto al metodo del “fidati di me, ti nomino io”, furono una rivoluzione copernicana. La verità è che le preferenze fanno paura perché tolgono potere alle segreterie. Costringono i leader a scoprire che i parlamentari non sono figurine Panini da incollare sulla lista, ma persone che devono rispondere a qualcuno. Ecco perché il dibattito sulle preferenze è spesso finto: tutti le amano quando servono a mettere in difficoltà gli altri, tutti le dimenticano quando servono a limitare sé stessi. La proposta, allora, è semplice. Pd e FdI facciano una gara di democrazia interna. Chi vuole davvero le preferenze ha già un modo per dimostrarlo: apra le liste prima delle urne. Il resto è teatro. E pure con posti assegnati.Leggi anche
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