Dietro le tragedie che riempiono le pagine di cronaca, come quella di Lorena Isceri, esiste un sottobosco di dinamiche subdole che raramente viene raccontato. La violenza non esplode mai all'improvviso: si insinua lentamente, protetta da una fitta rete di manipolazione preventiva e isolamento psicologico.
Nelle fasi iniziali, il copione è spesso lo stesso: un’idealizzazione totalizzante, quasi surreale, in cui la partner viene dipinta come una figura perfetta, quasi irraggiungibile. È una fase in cui il partner appare impeccabile, attento, incapace di un solo gesto aggressivo. Ma è proprio in questo terreno fertile che inizia la costruzione della trappola.
Mentre alla luce del sole si tesse l'elogio della compagna, nell’ombra — all'interno della propria rete sociale, con amici e conoscenti — si attiva una sistematica opera di delegittimazione. Vengono dipinte false realtà: si inverte la rotta accusando la partner della propria gelosia, la si descrive come possessiva o ingestibile, la si isola da eventi e contesti sociali facendo ricadere su di lei la colpa della sua stessa assenza.
Questa operazione di mistificazione preventiva ha un obiettivo preciso: neutralizzare in anticipo qualsiasi richiesta di aiuto.











