Dopo il femminicidio di Lorena Isceri, la presidente della Fondazione Artemisia ETS richiama famiglie, istituzioni e comunità a non sottovalutare mai i segnali della persecuzione.

a

«La morte di Lorena Isceri, sequestrata dall’ex compagno e gettata da un cavalcavia dell’autostrada A1, ci impone di non fermarci all’indignazione. Dobbiamo riconoscere ciò che precede la violenza: controllo, minacce, pedinamenti, ricatti, isolamento e paura», dichiara Mariastella Giorlandino, presidente della Fondazione Artemisia ETS.

«Non si deve mai colpevolizzare una donna perché non ha denunciato. La paura e il timore delle conseguenze possono diventare ostacoli enormi. La responsabilità della comunità è costruire intorno alla vittima una rete credibile, accessibile e capace di intervenire tempestivamente».

La presidente richiama in particolare il ruolo della scuola: «La prevenzione deve cominciare nelle aule, insegnando ai più giovani il rispetto, il consenso e l’accettazione di un rifiuto. L’amore non controlla, non umilia e non perseguita. Come ricordava Nelson Mandela, “l’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo”. Educare alle relazioni sane significa intervenire prima che la violenza diventi cronaca».